L’attaccamento dei cani verso i proprietari è molto simile a quello dei bambini verso i genitori

I cani si affezionano un po’ come succede ai bambini. Il modello di attaccamento che sviluppano verso i proprietari è come quello dei bambini nei confronti dei genitori o dei “prestatori di cura” (caregiver). La notizia arriva da uno studio pubblicato sulla rivista “Animals- MDPI” e condotto al dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa dove da circa dieci anni un gruppo di ricercatori si occupa del tema.

“Che da questo punto di vista i cani da compagnia avessero dei comportamenti simili a quelli dei bambini si sapeva già – spiega Chiara Mariti, ricercatrice dell’ateneo pisano – questa però è la prima volta che siamo riusciti a declinare più precisamente i vari stili di legame sottoponendo i cani a test molto simili a quelli usati per gli umani”.

E’ emerso così che la maggioranza dei cani, come del resto accade per i bimbi, mostra un attaccamento “sicuro”, circa il 65%. Gli animali hanno cioè un moderato stress quando avviene una separazione involontaria, cioè il proprietario li lascia da soli, in un ambiente sconosciuto e si tranquillizzano non appena lo rivedono. C’è invece poi una minoranza di “insicuri” che non si calma o che manifesta il disagio attraverso una apparente indifferenza, come nel caso degli “insicuri evitanti”. Si tratta dei cani che apparentemente fingono di niente, non chiedono aiuto celando il proprio disagio proprio quando sono in difficoltà, sono cani che non cercano il contatto fisico.

Lo studio ha coinvolto 67 coppie di cani-proprietari che sono stati sottoposti a delle varianti di un esperimento denominato “Strange Situation procedure (SSP)” usato appunto per valutare gli stili di attaccamento dei bambini. In pratica i ricercatori hanno fatto entrare la coppia cane-proprietario in una stanza sconosciuta gestendo, secondo una sequenza codificata, l’entrata e l’uscita del proprietario o di un estraneo per capire la risposta dell’animale.

“Lo studio degli stili di attaccamento tra cane e proprietario è ancora agli albori, se paragonato a quello in psicologia e psichiatria umana – conclude Mariti – e tuttavia, se le ricerche dovessero condurre, come sembra che sia, a risultati simili a quelli riscontrati in ambito umano, avremmo una nuova chiave di lettura per capire alcuni disturbi comportamentali del cane con enormi implicazioni in termini di benessere animale”.

Chiara Mariti, ricercatrice senior del dipartimento Scienze Veterinarie, si occupa soprattutto di etologia e di benessere degli animali d’affezione, ha partecipato allo studio in qualità di supervisore di Giacomo Riggio, primo autore dell’articolo, che ha svolto il lavoro nell’ambito del suo dottorato.

La ricerca si è inoltre aggiudicata il Rudy DeMeester Grant 2020, premio elargito annualmente dalla European Society of Veterinary Clinical Ethology (ESVCE) per lo sviluppo di progetti nell’ambito dell’etologia clinica veterinaria.

Da La Rebubblica 17/02/21
https://firenze.repubblica.it/cronaca/2021/02/17/news/pisa_cani_ricerca_attaccamento_bambini-287968877/